Perché scegliamo le fiabe per parlare di temi ostici

Introduzione

Nel primo articolo abbiamo messo una base semplice: la vita non si ripete per sadismo cosmico, ma perché una storia interna continua a dirigere la scena.
Ora la domanda è: ok, ma perché fiabe? Perché non partire direttamente dalla tua biografia, dai fatti, dai traumi, dalle “cose serie”?

Risposta: perché spesso, quando parliamo delle cose serie in modo troppo diretto, scatta il sistema di difesa più efficace del pianeta: la mente avvocato.
Quella che arringa, giustifica, riduce, moralizza. Oppure fa la cosa più elegante: cambia argomento mentre tu credi di star “lavorando su di te”.

Le fiabe servono a evitare questo teatrino. Non per magia, ma per meccanica.

Le fiabe creano la distanza giusta

Abbastanza vicine da poterle toccare, abbastanza lontane da non bruciarsi.

Se ti dico “parliamo del tuo copione”, potresti sentirti:

  • sotto esame,
  • sotto accusa,
  • o peggio: sotto pressione per capire bene (che è la versione intellettuale del controllo).

Se invece ti porto in una scena — un bosco, una casa, una mela, la cenere — succede una cosa diversa: puoi guardare senza sentirti subito chiamata in causa.

È una distanza di sicurezza. Come quando guardi un film e dici: “che idiota questo personaggio” … e poi ti accorgi che stai parlando di te.
Con la differenza che almeno, per un attimo, non ti difendi.

In altre parole: non stiamo scegliendo le fiabe per ‘decorare’ il lavoro. Le scegliamo perché cambiano il modo in cui una persona riesce a guardare ciò che evita.

Domanda buona:
Quale fiaba ti irrita? Spesso è quella che ti riguarda (non perché sei cattiva: perché ti tocca il nervo giusto).

La fiaba non spiega: mostra

E mostrare è più potente di convincere

Molti temi ostici non si sciolgono con una spiegazione, perché non sono solo concetti: sono scene ripetute.
Il punto non è “capire il confine”. Il punto è vedere dove, nella tua storia, il confine non esiste, o esiste solo sulla carta.

La fiaba mostra:

  • chi entra in casa,
  • chi si fida troppo,
  • chi non si ascolta,
  • chi si adatta,
  • chi si avvelena di approvazione.

E quando una cosa la vedi, non puoi più far finta che non ci sia.
Le spiegazioni le dimentichi. Le scene no.

Domanda buona:
In quale punto della storia la protagonista smette di scegliere e comincia a reagire?

Il simbolo bypassa le difese

Senza forzarle

Non è che il simbolo ‘salta’ la testa: le toglie l’obbligo di difendersi. La testa è bravissima a proteggerti. E spesso ha ragione: ti ha protetta per anni. Il problema è che difende anche ciò che ti tiene ferma.

Il simbolo — lupo, mela, specchio, cenere — parla a una parte che non ragiona come un tribunale. Parla per immagini, e le immagini entrano dove le prediche rimbalzano.

Questa è la differenza tra:

  • “Devi smettere di compiacere” (che la mente trasforma in compito e performance)
    e
  • “Guarda la scena in cui ti stai facendo piccola per non disturbare” (che ti rende lucidissima, senza eroismi).

Le fiabe sono compressione narrativa

In poco tempo ti fanno vedere una struttura

Una fiaba è come un file zip: comprime in poche scene una dinamica complessa. E questo, per un lavoro divulgativo, è oro.

Perché se vuoi portare una persona dal “non so cosa mi succede” al “ho visto la struttura”, devi darle qualcosa che sia:

  • semplice,
  • memorabile,
  • non moralista.

Una fiaba ti fa vedere il pattern senza dover raccontare vent’anni di vita. E per molte persone è la prima volta che un tema difficile diventa leggibile.

Domanda buona:
Qual è la frase educata che usi per tradirti senza sentirti in colpa?

Le fiabe sono un dizionario condiviso

non devi essere “esperta” per capirle

È una questione molto concreta: chi riesce a capire e chi resta fuori.
Se parlo solo in “psicologese”, capiamo in pochi… e gli altri pensano di essere “sbagliati” perché non hanno il vocabolario. Oppure fanno quella faccia che facevo io dopo i film di Fellini: tutti a dire “genio!”, e io con il punto interrogativo sospeso che mi sentivo un’idiota.

Le fiabe, invece, sono un terreno comune: anche se non te le ricordi bene, le riconosci.
E questo, per un lavoro divulgativo, è fondamentale: non voglio parlare solo a chi ha già le parole giuste o a chi ha già fatto dieci anni di percorso.

Quando riconosci una scena, smetti di subirla in automatico. E da lì puoi cominciare a scegliere.

Un inciso personale: perché ho scritto “Prodotti di famiglie” nello stesso modo

Questa scelta — usare storie per rendere avvicinabili temi complessi — non vale solo per le fiabe.

È lo stesso motivo per cui ho scritto Prodotti di famiglie: per parlare di costellazioni familiari e dinamiche sistemiche con un linguaggio che non faccia venire l’orticaria da gergo specialistico. Ho usato esempi e racconti (autobiografici, a volte immaginati, e anche pop) perché spesso capiamo davvero quando non ci sentiamo interrogati. 

Non è “semplificare” nel senso di banalizzare. È semplificare nel senso di: rendere leggibile.

Quindi: perché le fiabe, in una frase sola?

Perché ti permettono di guardare un tema ostico senza essere travolta e senza scappare.
E perché, quando la scena si vede, la storia smette di essere “destino” e diventa qualcosa con cui si può lavorare.

E adesso il passo successivo

Fin qui abbiamo parlato di fiabe come veicolo: distanza giusta, simbolo, scena, riconoscimento.

Nel prossimo articolo facciamo un salto:
che cosa cambia quando la storia non la racconti soltanto, ma la metti nello spazio — con ruoli, posizioni, appartenenze, e quella strana lucidità che arriva quando “ti vedi da fuori”?

Sì: sto parlando di costellazioni narrative. E no: non è magia. È un modo potente di rendere visibile una struttura che, finché resta solo nella testa, continua a comandare.

Manuela

 “Per approfondire” 

  • Perché le storie ci governano (e possono liberarci) (Articolo 1).
  • Il genogramma: l’albero genealogico che parla (e a volte urla)
  • La pecora nera: quella che stona per armonia
Immagine di Manuela Ascari

Manuela Ascari

Trasformo idee in favole.
Laureata in pedagogia e scienze tecniche psicologiche, esperta in PNL, ipnosi Eriksoniana e Costellazioni Familiari Sistemiche.